Tenuta Agricola Monte Arco
Chi siamo: T’ama, le ragioni di un apostrofo
Dare nuova vita a una Tenuta Agricola storica dell’Elba, Le Cannelle, è l’avveramento di un sogno prezioso.
I terreni di Tama sono densi di storia, con terrazzamenti coltivi e piantumati fondati su muri a secco secolari, vere testimonianze di archeologia agricola tra il Monte Arco, la costa orientale dell’Isola d’Elba e il Golfo di Porto Azzurro.
I boschi e le coste di Tama sono l’esito della protezione ambientale offerta per decenni dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano a una natura che si può tornare a definire incontaminata.
Abbiamo scelto di restituire questa meraviglia a coloro che sentono il bisogno di vivere i prodotti della natura e il rapporto con la terra e il mare senza fronzoli ma in sereno e diretto contatto.
I nostri uliveti e le nostre vigne sono a dimensione familiare. La nostra opera di governo del bosco è prudente e mirata, anche per un’efficace azione di prevenzione degli incendi.
La cura della vegetazione e dei luoghi ove offriamo ospitalità a sensibili agri-camperisti è volta alla ricerca dell’armonia col minor impatto possibile sull’ambiente.
Con oltre novanta ettari di natura a disposizione ce lo possiamo permettere e speriamo di saperlo condividere.
Non a caso abbiamo dato vita a quest’impresa poco dopo la fine della crisi pandemica e, con tutta la calma che l’agricoltura e la Natura infondono, stiamo ripristinando le vigne, gli uliveti, i cespugli fioriti e gli aromi mediterranei e abbiamo avviato programmi di insediamento di colonie di api, per trovare e trasmettere la completezza energetica offerta da questi luoghi magici.
Per questo, la gestione agrituristica è dedicata a pochi ospiti, non più di un centinaio in tutta la Tenuta, che sceglieranno da sé chi essere e perché venire a godere l’ambiente di Tama.
Così è nato il nome di Tama, dall’acronimo di Tenuta Agricola del Monte Arco: TAMA, per l’appunto, con l’aggiunta di una piccola fogliolina d’ulivo verde, un apostrofo.
È l’apostrofo che completa il senso dell’acronimo e sta a significare il nostro impegno per Tama: quello di generare e trasmettere amore per quello che facciamo e per i beni naturali che curiamo e quell’amore ci sarà restituito dalla terra, dal mare e magari… da tanti nostri ospiti.
La nostra storia
Storia antica
Grazie alle sue risorse minerarie l’isola d’Elba vanta una storia millenaria. Già suoi nomi originari sono storia. Per Greci ed Etruschi era Aethalia (che voleva dire scintilla, forse proprio a causa dei fuochi delle lavorazioni siderurgiche da sempre insediate qui). Da questo nome, peraltro, deriva il suo la nostra Italia. Per i Romani fu Ilva (e non a caso una grande industria siderurgica italiana fu poi chiamata così). Chi vorrà inoltrarsi nei terreni inclusi tra le aree di Tama troverà vestigia di attività minerarie perfino sotto al Monte Arco. Ma questa sarà la caccia al tesoro dei curiosi (clicca qui per vedere immagini dei resti minerari).
In effetti la conformazione geologica del nostro territorio è tra le più ricche di minerali e formazioni geologiche (clicca qui per vedere la tesi di laurea del dott. Riccardo Pedrelli). Perfino l’acqua che scorre abbondante sotto al Monte Arco e vicino alle nostre coste è talmente minerale che… ci tocca trattarla con l’osmosi inversa (pur se non è sempre stato così).
Nei secoli l’Elba fu dunque abitata da popoli dediti alla metallurgia e all’agricoltura, che ne modellarono il territorio in coerenza con le loro attività: in passato l’Elba non era verde come oggi, poiché i suoi declivi erano quasi sempre coltivati a vite e ortaggi, a cereali e ulivi, per sostentare soprattutto i minatori. Molta legna serviva proprio per le miniere e i primi trattamenti dei minerali e così i boschi erano assai meno presenti di quanto lo siano oggi, dacché lo Stato ha pagato il rimboschimento del territorio e l’attività mineraria è cessata: le riforestazioni (prevalentemente a pineta) risalgono agli anni ’50 del XX secolo e l’ultima miniera elbana è stata chiusa nel 1986.
L’area della Tenuta di Tama è del tutto immersa in questa vicenda storica, giacché il molo vecchio di Capo d’Arco, null’altro è che la prosecuzione storica dell’antica rada commerciale di Anùmia, che si trova citata nella grande mappa topografica dell’Elba custodita tra gli arazzi dei Musei Vaticani a Roma (clicca qui per vedere la foto della mappa col nome di Anumia).
Del Monte Arco, che dà il nome alla nostra Tenuta (T.A.M.A. = Tenuta Agricola Monte Arco) e con un’altezza di ben 278 metri sul livello del mare domina la conca ove ci troviamo (forse il nome del monte deriva proprio dalla forma del territorio sottostante), nel 1576 tale Tommaso Porcacchi nella sua opera L’isole più famose del mondo scrisse che «havvi un altro monte detto d’Arco (…) dove si cavano molti marmi; et alle radici d’esso è la miniera del solfo e quella del vetriolo».
Evo moderno
Il rapporto dell’Elba con l’acqua, peraltro, è assai articolato. A parte il fatto che è circondata di acqua salata, la significativa carenza di precipitazioni meteorologiche è sempre stata compensata da un forte afflusso di acqua dolce che si ritiene proveniente dalla falda sottomarina in risalita dalla vicina Corsica, secondo la tipica dinamica dei vasi comunicanti. La Tenuta delle Cannelle, nei terreni che oggi sono di Tama e di Capo d’Arco, trasse il suo nome proprio da quel fenomeno idraulico, poiché in quest’area fu possibile crescere una ricca Tenuta agricola grazie al fatto che l’acqua dolce risorgeva dal sottosuolo spontaneamente e a flusso continuo in vari punti della conca, generando appunto fontanili naturali che la gente chiamava “cannelle”.
Vestigia del prospero passato della Tenuta delle Cannelle si rinvengono nei sontuosi terrazzamenti fondati su muri a secco di pietra bianca elbana (che stiamo ripristinando: clicca qui per qualche immagine), tratta proprio dalle due cave dismesse che si trovano nella Tenuta di Tama (clicca qui per vederne qualche immagine) e nella cosiddetta Villa Mellini, che pare fosse stata a suo tempo dimora di un ufficiale al seguito di Napoleone Bonaparte nel suo breve ma intenso esilio elbano. Nei fatti è evidente che la Tenuta delle Cannelle ebbe forte sviluppo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Più in alto, lungo l’antica strada vicinale che da San Felo (Frazione di Rio) portava appunto alle Cannelle (l’attuale strada di Capo d’Arco risale alla fine degli anni ’60 del XX secolo), ancora si trova il rudere della casa del fattore della Tenuta, oggetto di prossimo restauro conservativo, anch’essa presente sul Catasto Leopoldino (risalente al 1835 ma realizzato per le isole dell’arcipelago toscano solo tra il 1840 e il 1845: clicca qui per vedere l’immagine del catasto).
Altri elementi testimoniali dell’importanza della Tenuta sono lo storico edificio del Cantinone, oggi trasformato in residenza condominiale ma un tempo luogo di gestione del magazzinaggio della produzione della Tenuta e delle attività minerarie della zona, e le discenderie: i punti da cui merci e minerali venivano scaricati sulle navi e sulle chiatte destinate al “continente”, ossia a Piombino (clicca qui per vedere le immagini di cantinone e discenderie, com’erano e come sono).
La nascita di Capo d’Arco
A partire dagli anni ’60 del secolo scorso, lo sviluppo turistico della zona e quindi il forte incremento demografico stagionale determinarono un serio aumento dei consumi idrici e, nel tempo, le “cannelle” sono scomparse. Anche la Tenuta delle Cannelle fu peraltro abbandonata, non tanto per mancanza di acqua, quanto perché l’evoluzione industriale del secondo dopoguerra portò anche una mutazione dell’economia locale.
Si narra che la Tenuta delle Cannelle fu ceduta dalla neonata Repubblica Italiana alla Famiglia Stacchini per pagare debiti di guerra. La famiglia Stacchini diede il nome alla notevole villa che oggi costituisce il Complesso condominiale di Villa le Palme a Capo d’Arco (clicca qui per qualche immagine).
La famiglia Stacchini continuò a gestire la Tenuta agricola, che però divenne soprattutto tenuta di caccia, e infatti tutt’intorno resta ancora qualche filo spinato di troppo, residuo della vecchia recinzione: attenzione quando si passeggia!
Alla fine degli anni ’50 la Tenuta delle Cannelle fu venduta ad un gruppo di imprenditori lombardi. Si deve forse a loro la felice ridenominazione di tutta l’area come “Capo d’Arco”, sulla base della toponomastica locale, riferibile principalmente al Monte Arco che sovrasta la conca. Iniziò così la costruzione dell’insediamento turistico residenziale oggi noto come Comprensorio (o Consorzio) di Capo d’Arco (cfr. www.capodarco.org).
L’urbanizzazione della parte della ex Tenuta delle Cannelle più vicina al mare determinò la demolizione di buona parte degli antichi terrazzamenti o il loro inglobamento nelle ville e residence ivi costruiti, mentre la parte più alta fu progressivamente abbandonata all’inselvatichimento della vegetazione, che si fece ancor più intenso dopo la distruzione di parte della vegetazione in un ingente incendio negli anni ’80 del secolo scorso.
La rinascita della Tenuta agricola
Poco prima della pandemia del 2020, un nuovo gruppo di professionisti e imprenditori (sempre lombardi) prese ad interessarsi dei terreni non urbanizzati: oltre 100 ettari di verde tutt’intorno al Consorzio di Capo d’Arco (clicca qui per vedere tante immagini).
Appena passata la pandemia, il 5 maggio 2022, data evocativa di Napoleone Bonaparte, gran testimonial storico dell’Isola d’Elba, la società agricola TAMA s.r.l. ha acquistato 95 di quegli oltre 100 ettari col preciso intento di dare nuova vita alla Tenuta e generare T’ama.
Il resto è quanto stiamo realizzando, come potrà testimoniare chi verrà a trovarci.
“Non ereditiamo la terra dai nostri avi: la prendiamo a prestito dai nostri figli e nostro è il dovere di restituirla a loro”
PROVERBIO DEGLI INDIANI D’AMERICA
I nostri valori: l’armonia ambientale
Le nostre pratiche agricole sono rispettose dell’ecosistema.
Rispettiamo le regole del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano la cui tutela si estende per la più parte dei terreni e dei boschi di Tama.
Valorizziamo e rendiamo fruibile la bellezza e la ricchezza ambientale del Monte Arco nel suo rapporto diretto col mare di Anùmia.
Grazie ai nostri percorsi, venire a Tama è un’esperienza unica di gentilezza e serenità nella Natura più variegata.
